Tenores di Neoneli - Ai cuddos (превод на Италиански)

Сардински

Ai cuddos

Ai cuddos ch'in favore
de sa patria han peroradu,
chi s'ispada hana ogadu
pro sa causa comune,
o a su tuju sa fune
cheriant ponner, meschinos,
o comente a Giacobinos
los cheriant massacrare.
 
Però su chelu hat difesu
sos bonos visibilmente,
atterradu hat su potente,
et s'umile esaltadu.
Deus, chi s'est declaradu
pro custa patria nostra,
de ‘ogn’insidia ‘ostra
isse nos hat a salvare.
 
Perfidu feudatariu,
pro interesse privadu
protettore declaradu
ses de su piemontesu.
Cun issu ti fist intesu
cun meda fazilidade:
isse papada in zittade
e tue in bidda a porfia.
 
Fit pro sos piemontesos
sa Sardigna una cucagna
che in sas Indias s'Ispagna
issos s'incontrant inoghe.
Nos alzaiat sa 'oghe
fintzas unu camareri,
o plebeu o cavaglieri
si deviat umiliare.
 
Issos dae custa terra
ch'hana 'ogadu migliones,
beniant senza calzones
E si nd'handaiant gallonados.
Mai ch'esserent istados,
chi ch'hana postu su fogu!
Malaittu cuddu logu
chi criat tale zenìa.
 
Issos inoghe incontràan
vantaggiosos imeneos,
pro issos fint sos impleos,
pro issos fint sos onores,
sas dignidades mazores
de cheja, toga e ispada,
et a su sardu restàat
una fune a s'impiccare.
 
Sos disculos nos mandàan
pro castigu e curressione,
cun paga e cun pensione,
cun impleu e cun patente.
In Moscovia tale zente
si mandat a Siberia
pro chi morzat de miseria,
però non pro guvernare!
 
Barones, sa tirannia
procurade 'e moderare!
Procurade 'e moderare,
barones, sa tirannia!
Barones, sa tirannia
procurade 'e moderare!
Procurade 'e moderare,
barones, sa tirannia!
 
Пуснато от LjL в Съб, 25/03/2017 - 18:45
Последно редактирано от LjL на Нед, 17/09/2017 - 13:08
Коментари на автора:

This song is a modern rendition of part of the the 1794 revolutionary song Su patriottu sardu a sos feudatarios.

Подравни параграфите
превод на Италиански

A coloro

A coloro che in favore
della patria hanno lottato,
che la spada hanno imbracciato
per la causa comune,
o al collo la fune
volevano mettergli, meschini,1
o come i Giacobini
li volevan massacrare.
 
Però il cielo ha difeso
i buoni visibilmente2
gettato a terra ha il potente,
e l'umile esaltato.
Dio, che s'è dichiarato
in favore di questa patria nostra,
da ogni vostra insidia
egli ci salverà.
 
Perfido feudatario,
per interesse privato
protettore dichiarato
sei del piemontese.
Con questi ti eri inteso
con molta facilità:
egli mangia in città
e tu in paese, a gara.
 
Era per i piemontesi
la Sardegna una cuccagna
come nelle Indie la Spagna
essi incontrano qui.
Con noi alzava la voce
persino un cameriere,
sia plebeo sia cavaliere
si doveva umiliare.
 
Essi da questa terra
han ricavato milioni,
venivano senza calzoni
e se ne andavano ingallonati.
Mai fossero esistiti
questi che l'hanno razziata!3
Maledetto quel luogo
che crea tale razza.
 
Essi trovano qui
vantaggiosi matrimoni,
per loro sono gli impieghi,
per loro sono gli onori,
le dignità maggiori
di chiesa, toga e spada,
ed al sardo restava
una fune per impiccarsi.
 
La feccia ci mandano
per pena e correzione,
con stipendio e con pensione,
con impiego e con licenza.
In Moscovia4 tale gente
si manda in Siberia
perché muoia di miseria,
però non per governare!
 
Baroni, la tirannia
fate in modo di moderare!
Fate in modo di moderare,
baroni, la tirannia!
Baroni, la tirannia
fate in modo di moderare!
Fate in modo di moderare,
baroni, la tirannia!
 
  • 1. nel senso di "poveretti"
  • 2. in maniera evidente, palese
  • 3. lett. "coloro che hanno dato fuoco [a questa terra]", ma mi sembrava una traduzione farraginosa in italiano, quindi ho deciso di cambiare leggermente il senso.
  • 4. nome storico della Russia
Пуснато от LjL в Съб, 25/03/2017 - 20:38
Последно редактирано от LjL на Нед, 17/09/2017 - 13:30
Коментари на автора:

La traduzione cerca di essere letterale se non dove suonerebbe del tutto inappropriato.

Още преводи на "Ai cuddos"
ИталианскиLjL
Idioms from "Ai cuddos"
See also
Коментари
Hampsicora    Съб, 16/09/2017 - 18:19

Ciao LjL, grazie per questa buona traduzione.
Come fai a capire il sardo così bene? Sei sardo di nascita o di adozione? O l’hai imparato in qualche altro modo?
Oppure ti sei basato sulla versione inglese? In tal caso fai attenzione, dovresti citare la fonte, per correttezza verso il traduttore originale, e anche perché così stabiliscono le regole del sito.
Comunque la versione in inglese è ottima. Anche quella in italiano è buona ma se permetti vorrei farti notare alcuni particolari, almeno per evidenziare alcune caratteristiche della lingua sarda e il senso preciso di alcune espressioni.

“hana ogadu”: vedo che chi ha trascritto il testo segue la tradizione italianizzante di aggiungere una “h” all’inizio della voci del verbo àere (avere). In realtà non ce n’è alcun bisogno perché in sardo non c’è possibilità di fare confusione tra ho e o (oppure), tra hai e ai (preposizione articolata), tra ha e a (preposizione semplice), tra hanno e anno (12 mesi):
apo, as, at, an non sono omofoni di nessun’altra parola e pertanto non necessitano una h iniziale, così come le voci verbali italiane “abbiamo”, “avete” non hanno la h iniziale ma non generano confusione.
Invece l’usanza della trascrizione strettamente fonetica, con l’aggiunta di una vocale finale, può solo creare confusione, come vedremo più avanti.
Sarebbe piuttosto da evidenziare con un apostrofo l’elisione della b iniziale nel verbo “bogare”.
In sostanza, questa frase andrebbe riscritta così: “an ‘ogadu”.

Il verbo “bogare” significa estrarre, togliere, tirar fuori. Nel caso di una spada, si può tradurre “sguainare”, che corrisponde all’inglese unsheathe, come è correttamente tradotto in inglese. “Imbracciare” si addice di più a un fucile o ad altri tipi di arma da fuoco.

meschinos > poveretti, poverini, sfortunati, infelici (“meschino” ha un altro significato in italiano)

visibilmente > evidentemente, palesemente

“de ogn'insidia bostra”: qui si dovrebbero evidenziare due elisioni: dogna > ‘ogna – bostra > ‘ostra.
La frase dovrebbe risultare scritta così: de ‘ogn’insidia ‘ostra

“hat a salvare” (meglio: at a sarbare) è una forma perifrastica di futuro tipica del sardo, come in inglese “shall/will save”: il significato corretto è “egli ci salverà” (senza alcun senso di dovere).

ti fist intesu: “fist” è un imperfetto, usato per formare il tempo passato perifrastico sardo corrispondente al trapassato prossimo italiano (e anche al passato remoto italiano): “ti eri inteso”.

“papada” è una forma molto ambigua: come dicevo prima, la vocale finale d’appoggio può creare solo confusione. La forma corretta è “papat” perché “papada” (con l’accento sulla seconda “a”) significa mangiata.

bidda > paese (village)

Fit pro sos piemontesos > Era…

issos s'incontrant > si trovano

Nos alzaiat sa oghe (anche qui un’elisione da evidenziare con un apostrofo: boghe > ‘oghe): alzava (imperfetto) la voce contro di noi

Fintzas > persino

o plebeu o cavaglieri, si deviat umiliare > che fosse plebeo o nobile, sarebbe stato da umiliare
Anche qui “deviat” è un imperfetto, ma l’uso dell’imperfetto in sardo è diverso dall’italiano

ch'hana ogadu (con l’elisione, senza h e senza vocale paragogica: ch’an ‘ogadu). Il significato è “ne hanno ricavato milioni”.

handaiant > andaian (senza h; la t finale per la terza persona plurale è decaduta già da tempo in logudorese)

Mai ch'esserent (èsseren) istados, chi ch'hana postu su fogu! > Mai fossero esistiti, coloro che gli hanno dato fuoco (a questa terra)

criat > partorisce, genera

incontràna: questo imperfetto (“trovavano”) per ragioni metriche è ricalcato sulla forma nuorese (incontraban) anziché sulla forma logudorese più comune (incontraian), pertanto andrebbe scritto “incontràan”

pro issos fint (fin) > erano
nella riga seguente: sint> fin

cheia > cheja

restada (come sopra: restàat) è imperfetto: restava

mandàna (idem: mandàan) è imperfetto: mandavano

Moscovia è l’antico nome della Russia (non la città): In Russia tale gente…

Evidentemente la pronuncia sarda di Ligabue non è perfetta, ma è comunque un lodevole tentativo.
Così come è lodevole la tua traduzione, che apprezzo molto. Spero di non averti tediato con le mie osservazioni minuziose.
Ti auguro buon lavoro e resto a disposizione per ogni chiarimento.
Buona serata.

LjL    Съб, 16/09/2017 - 20:19

Ciao. Le correzioni sono apprezzate e le applicherò non appena mi passerà questo mal di testa orrendo.

Però come vedi dalle molte imprecisioni, la mia traduzione è basata su una conoscenza generale delle lingue romanze dovuta ad un interesse per la linguistica (oltre al fatto evidente di essere madrelingua italiano; però sono milanese, quindi il sardo non mi è direttamente più familiare di altre lingue romanze), e quindi non c'è una fonte in particolare, ma solo l'aver consultato dizionari per chiarire dubbi e confrontato varie versioni in altre lingue, ma senza che nessuna in particolare fosse la base della mia traduzione.

In effetti, se ricordo bene, ho tradotto la canzone prima in inglese, e solo dopo in italiano: spesso traduco queste canzoni prima di tutto perché mi piace farle sentire a vari amici su internet, che sanno l'inglese ma a cui non sarebbe d'aiuto una traduzione in italiano. In questo caso ho poi aggiunto anche la traduzione in italiano perché è di per sé interessante confrontare lingue imparentate...

Anzi, guardando le tue correzioni, vedo che nella versione inglese mi sono poi accorto di alcuni errori, e li ho quindi corretti ma non ho riportato la correzione nella versione italiana! Per esempio "isse nos hat a salvare" è "shall save us", ma sono sicuro che all'inizio avevo fatto la stessa cosa che nella versione italiana, cioè "he has to save us" (una tentazione ancora più facile con l'inglese visto la somiglianza della costruzione in superficie).

Per quanto riguarda l'ortografia sarda, sono d'accordo con te in generale che un'ortografia fonetica per il gusto di essere fonetica in ogni sua componente non è sempre il massimo. Tutto sommato per me è più difficile individuare l'ortografia più appropriata nella lingua originale che non tradurre sensatamente (ma quando un testo non è già presente sul sito, per poterlo tradurre devo pure aggiungerlo...).
L'unica cosa su cui non sono sicuro di essere d'accordo a questo proposito è il ragionamento dietro l'uso o il mancato uso della h- iniziale al verbo avere: personalmente ho sempre ritenuto la regola italiana di mantenere la solo quando, guarda caso, c'è una parola omofona abbastanza ridicolo. Confonde le idee alla gente (con i risultati che penso tutti vediamo molto spesso) e non aiuta quasi mai a rimuovere reali ambiguità.
Mentre invece, altre lingue, come lo spagnolo, mantengono la in tutta la coniugazione, e semmai, volendo basare l'ortografia anche sull'uso storico, il sardo ha legami con l'ortografia spagnola.
Intendiamoci, non vedo niente di male neanche a togliere l' dall'intera coniugazione e semplicemente non usarla mai: è solo l'idea dell'usarla se e solo se c'è un'ambiguità che mi risulta molto forzata (anche se nei fatti, se in sardo non c'è mai ambiguità, il risultato non cambierebbe rispetto al non usarla).

Hampsicora    Съб, 16/09/2017 - 21:57

Vedo che abbiamo molte cose in comune. Anch’io sono appassionato di linguistica romanza (e non solo). Apprezzo doppiamente il tuo lavoro visto che anche la traduzione inglese è tua. Scusami per l’avvertimento fuori luogo, è mio dovere di moderatore ricordare le regole del sito ogni tanto. Ancora tanti complimenti per la tua abilità nelle lingue romanze: il sardo non è facile e vedo che tu riesci a capirlo bene.

Le mie traduzioni dal sardo, come avrai notato, sono per lo più in inglese, a volte anche in spagnolo o in qualche altra lingua, ma raramente in italiano: sarebbe troppo semplice per me, e forse sarebbe troppo banale anche per chi legge, perciò traduco in italiano quasi soltanto su richiesta, per essere sicuro che possa interessare a qualcuno. Odio essere invadente.

Per quanto riguarda l’ortografia del sardo, non esiste una normativa definitiva, ma solo delle norme generali a carattere sperimentale che raccolgono il meglio della tradizione scritta ma che inseriscono anche alcune innovazioni su cui non c’è ancora un accordo generale. La frammentazione dialettale poi contribuisce a rendere più difficile un pieno accordo applicabile a tutte le varietà dialettali.
Comunque, quel poco che ho scritto sopra rientra in pieno tra le norme della LSC http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_72_20060418160308.pdf

Anche se il sardo conserva molti prestiti linguistici che risalgono al periodo spagnolo, in realtà l’ortografia sarda è più simile a quella catalana, che si adatta meglio alla fonetica del sardo; e del resto i prestiti catalani sono ancora più numerosi di quelli spagnoli. Anche l’ortografia italiana ha contribuito in qualche misura, e anche quella latina, che è la base comune. Diciamo che l’italiano è a metà strada tra lo spagnolo che mantiene sempre la h in tutte le voci del verbo avere, e il sardo che l’ha abolita, almeno nella forma più accurata della LSC. Il discorso sarebbe lunghissimo, qui mi limito ad alcune note generali. Se ti interessa possiamo riprenderlo con un PM, magari quando ti sarò passato quel fastidioso mal di testa. Regular smile
Ti ringrazio moltissimo per il tuo interesse.

LjL    Нед, 17/09/2017 - 12:57

Una cosa che volevo direi ieri, poi io mal di testa mi ha fatto dimenticare... di un paio delle correzioni che mi hai scritto ero già cosciente - mi riferisco a quelle in cui la parola italiana etimologicamente corrispondente non è la traduzione più esatta - ma proprio perché avevo già tradotto la canzone in inglese con lo scopo di una traduzione accurata, ho voluto la traduzione in italiano un po' più letterale, praticamente con l'idea di tradurre parola per parola ogni qual volta la cosa non diventasse ridicola.
Forse così è ancora più semplice e banale, però io non la vedo necessariamente in questo modo... magari mi immagino che il lettore sia qualcuno con degli interessi linguistici più che soltanto interessato al testo della canzone in sé, e in questo caso un paragone "noioso" parola per parola probabilmente può essere utile.

Se non l'avessi tradotta anche in inglese, penso che sarebbe il tipico caso in cui mi fa piacere leggere tutte le "tre traduzioni" in italiano: una letterale, una semantica e una artistica.

Riguardo ancora l'ortografia, se ci sono delle norme anche non del tutto ufficiali, è giusto considerarle, ma allo stesso tempo in questo caso, visto che il testo è antico, sarebbe giusto anche considerare l'ortografia con cui è stato scritto in origine... quindi mi leggerò il PDF e poi andrò a cercare anche un'edizione il più possibile "originale" del testo.
Comunque, sottolineo ancora che non ho niente di per sé in contrario ad abbandonare l' iniziale in tutte le forme: anzi, fosse per me lo farei anche in italiano; l'unica obiezione è appunto che se si abbandona l', ritengo meglio abbandonarla *sempre* piuttosto che scegliere solo i casi in cui non c'è "conflitto" con un altra parola.

Poi sulle finali in -a ("hana", "pappada") ero perplesso anch'io non conoscendo bene la fonetica del sardo. Mi era evidente che sono derivate in qualche modo dalla normale voce senza la -a, però... devo dire che suona strano, faccio fatica a capire com'è che si è sviluppato un cambiamento fonetico del genere... ma d'altra parte, suppongo che non sia molto diverso dal fatto che in italiano standard praticamente tutto ciò che ha più di una sillaba finisca per vocale, anche quando in latino non si sognava neppure di farlo.

Hampsicora    Втр, 19/09/2017 - 15:27

Scusami il ritardo, qualche malessere può colpire anche me, nel mio caso è mal di gola anziché di testa.

In effetti l’arte della traduzione consiste proprio nell’essere fedeli al testo senza tradirne il senso. Quindi per me sarebbe un lavoro pedante fare addirittura tre traduzioni: una letterale, una semantica e una poetica.
Preferisco cercare di integrare questi tre aspetti e, quando proprio non è possibile, aggiungere una nota esplicativa. E non è sempre semplice rendere in italiano il senso preciso di un’espressione sarda: molte volte riesce meglio in inglese o in altre lingue. Per esempio, l’espressione “de badas” corrisponde (e deriva) al catalano “debades” con il significato di invano, inutilmente, gratis. Ma non c’è un preciso corrispondente italiano. Anche l’espressione “tot’in d’una” corrisponde perfettamente all’inglese “all at once” ma non c’è un’espressione italiana altrettanto breve ed efficace (di colpo, all’improvviso ecc.).

Del resto ci sono già tante traduzioni dal sardo in italiano, anche on-line. È vero che nella maggior parte dei casi si tratta di traduzioni molto approssimative o addirittura errate, e anche il testo originale spesso non è ben curato. Ma è già meglio di niente. Quello che manca sono le traduzioni in altre lingue.
E poi, perché mai il sardo dovrebbe essere reso comprensibile solo per gli italiani, il gaelico solo per gli inglesi e il basco solo per gli spagnoli? Le lingue minoritarie hanno una propria dignità che non è da subordinare a quella della lingua nazionale: devono avere la libertà di confrontarsi con il mondo esterno senza nessuna “tutela”.

Per quanto riguarda l’ortografia, sì, è vero, la canzone risale alla fine del ‘700, siamo più meno ai tempi della rivoluzione francese, e in quel periodo alcune influenze ortografiche italiane o spagnole possono avere il loro peso. La mancanza di una tradizione scritta e il diffuso analfabetismo non permettevano alle lingue minoritarie di sviluppare un’ortografia autonoma, e si era costretti a scopiazzare dagli altri.
Ma ogni tentativo di adattare al sardo una grafia forestiera si è poi dimostrato inadeguato.

La fonetica del sardo è piuttosto complessa: l’opposizione tra vocali chiuse e aperte avviene su basi diverse dall’italiano e anche dallo spagnolo (metafonesi), manca la distinzione tra consonanti occlusive semplici e doppie (ma non tra le altre consonanti, a differenza dallo spagnolo). Molte parole terminano con consonante, ma questa consonante non sempre si pronuncia, a volte può essere muta e modificare la parola seguente, può mutare di suono, o può essere seguita da una vocale di appoggio. Diciamo che la pronuncia delle consonanti finali somiglia di più alla liaison francese che non all'abitudine italiana di terminare le parole con una vocale.

Per esempio, la voce verbale “est” (egli è) può essere pronunciata diversamente a seconda della sua posizione sintattica e della varietà dialettale. In campidanese è pronunciata “esti” in finale di frase, “est” se precede una vocale ed “è” se precede una consonante; in logudorese e nelle varietà nuoresi “este” in finale di frase, ”est” quando precede una vocale, “es” se precede una consonante sorda; se invece precede una consonante sonora è pronunciata in nuorese e in ogliastrino “er” e in logudorese settentrionale “el”.
Insomma, un bel guazzabuglio che solo chi conosce dall'interno la pronuncia del sardo può districare. Per questo nella scrittura si ricorre in ogni caso alla forma latina “est”.

Una frase semplicissima come “Ite bos inde paret?” (Che ve ne sembra?) non viene mai pronunciata esattamente come è scritta, a meno che non si voglia simulare una improbabile pronuncia medioevale.
Potrà essere pronunciata diversamente nei vari dialetti (loudorese ite bonde bàrede, nuorese ite bonde pàrete, campidanese ita sindi pàriri) ma non perderà mai la consonante finale latina, anche quando in pratica dovesse essere seguita da una vocale di appoggio. Per questo la grafia latina è sempre più chiara rispetto a quella semplicemente fonetica.

Spero di averti chiarito qualcosa senza averti annoiato troppo. Buona serata, e grazie per il tuo interesse.