Piccola Orchestra Karasciò - Briciole

ইতালীয়

Briciole

Non dire niente, e, dovunque tu sia,
stavolta lasciami fare,
ché ho un giro in maggiore di quattro minuti,
e ti voglio parlare.
 
Che non ti venga da chiedermi se sono felice,
tanto, lo sai, non rispondo.
Ti basti sapere che quel che ho vissuto qui,
l’ho vissuto fino in fondo.
 
Te li ricordi i tuoi giorni migliori,
la tua 1100?1
Sono passate stagioni, persone, parole,
ed il tempo sembra non fermarsi mai.
 
Siamo polvere sopra una palla gigante,
non siamo niente;
siamo briciole sulla tovaglia di Dio.
 
E ancora vengo a cercarti ogni tanto,
dopo un bicchiere di troppo.
Dovrei imparare dal mondo che corre testardo,
senza guardarsi indietro mai.
 
E mi scappa da chiederti se sei felice,
dovunque tu sia.
Ché anche se non è vero,
ogni tanto ti vedo…
 
Te la ricordi la faccia che avevi a vent’anni,
la rosa dietro ai capelli?
Sembra passato un secolo, e forse è passato davvero,
non ci possiamo far niente noi.
 
Siamo polvere sopra una palla gigante,
non siamo niente;
siamo briciole sulla tovaglia di Dio.
Oh, no no!
 
Finché c’è vino,
conviene continuare a brindare,
perché non si sa mai veramente
quel che resta da ballare.
 
Non dire niente, e, dovunque tu sia,
stavolta lasciami fare.
E questo giro in maggiore di quattro minuti
ce lo faremo bastare.
 
  • 1. La Fiat 1100 è un’auto italiana prodotta negli anni ’40-’60.
Stefano8 দ্বারা বুধ, 03/01/2018 - 08:29 তারিখ সাবমিটার করা হয়
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Briciole – Ritorno al futuro1
Il signor P. è un uomo poco avvezzo alla tecnologia. Proprio non ce la fa ad approcciarsi a quel mondo.
Guardando sua moglie, sempre con il tablet a portata di mano alla ricerca di gossip e nuove ricette, e sua figlia, ormai ad un avanzato stato di dipendenza da smartphone, quel giorno pensava al passato.
A come l’infanzia di un bimbo della sua generazione fosse migliore rispetto a quella dei bimbi d’oggi.
Spesso sballottati qua e là da genitori inadatti, o lasciati in compagnia di qualche baby sitter virtuale, come le consolle dei videogiochi o i computer.
Rimpiangeva il suo cortile, quello della sua infanzia, pieno di vita e di avventura.
La sua riflessione si allargava poi al suo piccolo paese: anche quello era migliore, secondo lui.
Il suo paesello di collina era cambiato molto negli ultimi decenni. Gli venne un groppo alla gola.
Accese la TV. Un reality show mostrava i bicipiti di un bimbo giapponese di nove anni.
– Voglio vedere uno sketch di Walter Chiari. – pensò.2
E si accorse che quello che voleva realmente era una macchina del tempo che lo catapultasse negli anni della sua infanzia.
Si sentiva addosso mille anni.
Guardò sua figlia, e con le lacrime agli occhi disse: – Ho voglia di raccontarti una storia. –
– Certo Papà! –
rispose lei.
– Sei sempre stanco e di fretta. È tanto che non parliamo. –
– Ti ho mai raccontato di come era il cortile della casa dove sono cresciuto? –
– Mai! Davvero c’era un cortile? –
Il signor P. iniziò a raccontare andando a recuperare in garage delle vecchie fotografie.
– Sai cosa potremmo fare, –
disse lei
– potremmo scannerizzarle e appenderle in taverna. –
– Eh, ma non sono capace… –
– Che problemi ci sono. Lo facciamo insieme. –
– A volte la tecnologia non è poi così cattiva. – Questo pensava il signor P. sorridendo del passato e del presente.

ধন্যবাদ!

 

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