W. H. Auden - Paysage moralisé (превод на италијански)

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Paysage moralisé

Hearing of harvests rotting in the valleys,
Seeing at end of street the barren mountains,
Round corners coming suddenly on water,
Knowing them shipwrecked who were launched for islands,
We honour founders of these starving cities
Whose honour is the image of our sorrow,
 
Which cannot see its likeness in their sorrow
That brought them desperate to the brink of valleys;
Dreaming of evening walks through learned cities
They reined their violent horses on the mountains,
Those fields like ships to castaways on islands,
Visions of green to them who craved for water.
 
They built by rivers and at night the water
Running past windows comforted their sorrow;
Each in his little bed conceived of islands
Where every day was dancing in the valleys
And all the green trees blossomed on the mountains
Where love was innocent, being far from cities.
 
But dawn came back and they were still in cities;
No marvellous creature rose up from the water;
There was still gold and silver in the mountains
But hunger was a more immediate sorrow,
Although to moping villagers in valleys
Some waving pilgrims were describing islands …
 
“The gods,” they promised, “visit us from islands,
Are stalking, head-up, lovely, through our cities;
Now is the time to leave your wretched valleys
And sail with them across the lime-green water,
Sitting at their white sides, forget your sorrow,
The shadow cast across your lives by mountains.”
 
So many, doubtful, perished in the mountains,
Climbing up crags to get a view of islands,
So many, fearful, took with them their sorrow
Which stayed them when they reached unhappy cities,
So many, careless, dived and drowned in water,
So many, wretched, would not leave their valleys.
 
It is our sorrow. Shall it melt? Ah, water
Would gush, flush, green these mountains and these valleys,
And we rebuild our cities, not dream of islands.
 
Поставио/ла: Manuela Colombo У: Понедељак, 18/12/2017 - 15:41
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превод на италијански

Paysage moralisé

Avuta notizia di raccolti che marcivano nelle valli,
intravedendo alla fine della strada le aride montagne,
giungendo scafi concavi sull’acqua,
e sapendoli affondati una volta direttisi alle isole,
onoriamo i fondatori di queste affamate città
il cui onore è figura del nostro dolore,
 
che non può vedere la propria somiglianza a quel dolore
che li ha portati disperati sull’orlo delle valli;
sognando passeggiate note nelle sere in città,
spinsero i propri violenti destrieri sulle montagne,
per quei campi come navi in naufragio su isole,
apparizioni verdi per loro che chiedevano acqua.
 
Edificarono presso fiumi, e di notte l’acqua
scorrendo vicino alle finestre alleviò il loro dolore;
ciascuno nel proprio letto sognava isole
dove ogni giorno si danzasse per valli
e tutti gli alberi sbocciassero sulle montagne,
dove l’amore fosse innocente, lontano dalle città.
 
Ma tornava l’alba, ed erano ancora in città;
nessuna creatura meravigliosa era sorta dalle acque;
c’erano ancora oro e argento sulle montagne
ma la fame era un più immediato dolore.
Benché a paesani sviliti nelle valli
qualche viandante descrivesse isole…
 
“Gli dei” giurarono “vengono a noi da isole,
ci seguono, amorevoli, attenti, per le città;
ora è tempo di lasciare le nostre tristi valli
e navigare con loro sul verdeazzurro delle acque,
sedendo al loro lucente fianco, scordare il nostro dolore,
le ombre affollano le nostre vite presso le montagne”.
 
Molti, dubbiosi, perirono sulle montagne,
arrampicandosi sulle cime per vedere le isole,
molti, impauriti, portarono con sé il proprio dolore
che era con loro quando raggiunsero infelici città,
molti, incuranti, si immersero e annegarono in acqua,
molti, abbattuti, non lasciarono le proprie valli.
 
Questo è il nostro dolore. Avrà fine? Allora l’acqua
Scorrerà, spazzerà, verdeggerà queste montagne e queste valli,
e noi ricostruiremo le nostre città, e potremo scordare le isole.
 
Поставио/ла: Manuela Colombo У: Понедељак, 18/12/2017 - 15:42
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Traduzione di Marco Malvestio

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