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Grafia della lingua siciliana

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Super Member
<a href="/ru/translator/qaqqu" class="userpopupinfo username" rel="user1488234">Qaqqu</a>
Регистрация: 04.02.2021
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Salutamu a tutti!

Questa discussione è rivolta a tutti coloro che in questo sito scrivono in siciliano, sia pubblicando testi che traducendo, ma ovviamente sono ben accetti pareri ed osservazioni da parte di tutti, qualora si fosse interessati all'argomento.

Come è ben noto, purtroppo non esiste una completa ed ufficiale grafia standard per la lingua siciliana che possa dunque essere valida per una trascrizione comune a tutti i dialetti. Io, occupandomi principalmente di traduzioni in siciliano, ho provato ad introdurre un sistema di scrittura, che illustrerò brevemente. Vorrei sapere le opinioni di tutti voi che scrivete in siciliano, ascoltando i vostri pareri.

Il sistema adoperato da me, anzitutto, sfrutta tale alfabeto: A B C Ç D Ḍ E F G H Ḥ I J L M N O P Q R S T U V Z Ẓ.
Tutte le lettere sono abbastanza intuitive, dunque illustrerò principalmente le lettere più peculiari:
-Ḍ: rappresenta l'occlusiva retroflessa sonora [ɖɖ], come in beḍḍu e iḍḍu, e va sempre scritto geminato;
-Ç: rappresenta la fricativa palatale sorda [ç], presente in parole come çiuri e çiumi, presente in parole derivante dal nesso FL. Tale suono è presente unicamente non in tutti i dialetti (è presente ad esempio nel nisseno e nell'agrigentino);
-Ḥ rappresenta la fricativa velare sorda [x], presente in un numero ristretto di parole come ḥaninu, ḥama e ḥarara. Decisi di introdurre questa lettera proprio perché trattandosi di un suono abbastanza isolato e poco conosciuto, rischia di essere trascurato se non rappresentato da un carattere distinto;
-Ẓ rappresenta l'affricata alveolare sonora [dz], come in ẓiẓẓu e ẓabbara. Essendo presente in poche parole (come certamente saprete, la Z in siciliano è quasi sempre sorda), ho trovato giusto trovare una distinzione.

All'alfabeto vanno inoltre aggiunti i digrammi/trigrammi CH, CI, DR, GH, GI, GN, NG, SC(I), STR, TR, riscontrabili in parole come, rispettivamente, chiùjiri, accia, drittu, figghiu, seggia, gneḍḍu, sangu, sciarra, strata e travagghiu. Di tali nessi non spiego oltre poiché già ampiamente utilizzati e conosciuti da tutti.

Adopero due tipi di accenti: quello grave e quello circonflesso. Le lettere E ed O sono sempre aperte, dunque è superfluo aggiungere anche l'accento acuto.
L'accento grave va utilizzato in tutte le parole non piane, dunque quando cade in sillabe diverse dalla penultima. Alcuni esempj: trùbbulu, ẓammù, àrbulu, furmìcula, fantàsima. Può essere oltretutto utilizzato in parole come putìa, nìuru o camurrìa, nel quale ha il compito di segnalare uno jato quando la I è tonica. In altri contesti, qualora sia presente uno jato con una I non tonica, adopero il nesso IJ. Un esempio può essere la parola siḍḍijàrisi.
L'accento circonflesso, invece, serve ad indicare la fusione tra due vocali, come avviene ad esempio per le preposizioni articolate:
-a+a= â (nta+la= ntâ)
-a+i= ê (nta+li= ntê)
-a+u= ô (nta+lu= ntô);
-i+a= â (di+la= dâ)
-i+i= î (di+li= dî)
-i+u= û (di+lu= dû);
-u+a= â (cu+la= câ)
-u+i= î (cu+li= chî)
-u+u= û (cu+lu=cû).

Non rappresento graficamente alcuni fenomeni fonetici:
-sonorizzazione delle consonanti prima di N ed M (ad esempio: chiànciri, e non chiàngiri; campu e non cambu; tantu e non tandu);
-rotacismo della D in R (pedi e non peri; diri e non riri)
-assimilazione delle consonanti B, J e V (ad esempio: San Brasi e non Sammrasi; un jornu e non un gnornu; un vogghiu e non un mogghiu)
-assimilazione della R che precede una consonante (ad esempio: varca e non vacca o vaicca; jornu e non jonnu o joinnu).

Chiaramente ho cercato di essere il più sintetico possibile, e pertanto capisco se qualche passaggio non sia stato perfettamente comprensibile, sono disponibilissimo a fornire informazioni più dettagliate per ciascun argomento, che potrei trattare con più precisione se necessario; l'intento di questo primo messaggio è principalmente quello di dar via ad un confronto sulla grafia siciliana.
Si tratta ovviamente, per la maggior parte, di cose non inventate da me di sana pianta, quanto di norme già adoperate da diversi autori siciliani, alle quali ho al massimo apportato qualche piccola modifica, non è mia intenzione appropriarmi di studj fonetici ed ortografici altrui.

Facìtimi sapiri soccu pinzati!

Member
<a href="/ru/translator/antomanu" class="userpopupinfo username" rel="user1518849">Antomanu</a>
Регистрация: 22.11.2021

Ciao! Non parlo siciliano ma riesco a capirlo abbastanza bene, essendo napoletano, ma questo tuo sistema alfabetico, che tiene molto conto del dato fonologico della lingua mi piace molto. Complimenti!

Super Member
<a href="/ru/translator/qaqqu" class="userpopupinfo username" rel="user1488234">Qaqqu</a>
Регистрация: 04.02.2021

Ti ringrazio moltissimo per i complimenti! Ho visto che hai pubblicato alcune traduzioni in napoletano, quindi puoi ben capire quanto possa essere difficile scrivere in una lingua che non ha una vera e propria grafia ufficiale. Cerco di fare del mio meglio e di "pubblicizzare" la grafia adoperata da me

Editor chasing Anningan and Malina
<a href="/ru/translator/anerneq" class="userpopupinfo username" rel="user1112972">Anerneq</a>
Регистрация: 10.05.2012

Io in siciliano conosco la parola "zonna" e là finisce la mia alta cultura sul tema.

Scherzi a parte, purtroppo la community siciliana su LT è quasi inesistente (già la community italiana è alquanto ristretta perché molti rimangono attivi per qualche settimana e poi spariscono. Rimaniamo in pochi), quindi non so quante persone potranno contribuire al thread.

In ogni caso è un problema comune delle lingue non standardizzate (leggasi "lingue regionali che l'italiano sta strozzando ogni anno di più"). Quando uso il sardo nelle mie traduzioni, cerco di utilizzare una grafia che abbia senso per me, ovverosia una grafia un po' italianeggiante. Penso sia utile anche ispirarsi alla grafia dei cognomi e dei luoghi, perché sono grafie storicamente e etimologicamente giustificate.

In sostanza, vince la grafia più logica per te. La tua grafia mi sembra molto ponderata e sensata, non solo dal punto di vista fonologico, ma anche dal punto di vista dell'uso (mi riferisco all'aver dedicato la lettera Ḥ ad un suono specifico che, essendo poco usato, tende a sparire). C'è un piccolo problema coi diacritici, ma esistono un sacco di lingue che hanno dei diacritici esotici e unici (se Zamenhof si è inventato la lettera ĥ, il siciliano può tutto). Anzi, forse tali imperfezioni rendono la grafia ancora più realistica.

Piuttosto mi domandavo, perché esiste la Ḍ? Anche in sardo esiste la cosidetta "D cacuminale", pronunciata sempre geminata, ma si scrive "dd" (alcuni scrivono "dh" e la cosa mi fa venire gli incubi la notte). Quindi perché creare una lettera a parte? Ma anche volendo una lettera a parte (alla fine il puntino sotto mi sta simpatico) perché scriverla sempre doppia? Una sola non basta? Il diacritico dovrebbe bastare a distinguere una D normale da una retroflessa.

Super Member
<a href="/ru/translator/qaqqu" class="userpopupinfo username" rel="user1488234">Qaqqu</a>
Регистрация: 04.02.2021

Ciao Anerneq! Ti ringrazio anzitutto per aver definito ponderata e sensata la mia grafia.

Passando alla D cacuminale, trovo che sia opportuno distinguerla con un segno a parte poiché scrivere semplicemente "DD" creerebbe ambiguità con la D dentale. La parola "addunàrisi", per esempio, ha una pronuncia dentale, e non retroflessa.
Parole come "beḍḍu" hanno invece una pronuncia retroflessa.
La soluzione DDH viene usata da qualcuno, nella fattispecie è usata molto in Salento, ma se devo essere sincero mi fa abbastanza schifo.

Scrivere il carattere doppio non è un caso, poiché il suono in sé è sempre geminato. Tradizionalmente, in siciliano, la geminazione consonantica è sempre rappresentata graficamente quando possibile. I suoni [b], [dʒ], [ts], [dz] e [ɖ] vengono sempre trascritti con una doppia. Ad esempio, non è mai stato scritto "libru" al posto di "libbru" o "magìa" al posto di "maggìa"
Anche in italiano la Z ha sempre una pronuncia geminata, ma in alcuni casi viene trascritta con una lettera singola, generalmente per ragioni etimologiche, in parole come azoto o quelle che terminano in -zione. In siciliano ciò non avviene, pertanto parole come "stazziuni", "nazziuni" o "ducazziuni" (stazione, nazione, educazione) sono sempre state scritte con la Z doppia. Per coerenza con questo sistema grafico, condiviso comunque da chiunque scriva in siciliano, anche Ḍ dovrebbe essere scritta sempre doppia.

Anche i suoni [ʃ], [ɲ], [ʂ] e [ŋ] sono sempre geminati in posizione intervocalica, ma la loro trasposizione grafica non necessita di essere raddoppiata. Tali suoni si scrivono rispettivamente SC(I), GN, STR e NG.

Sorte diversa è quella di [ʐ]. Anche questo suono è sempre geminato, ed è la pronuncia che assume la R quando è doppia o iniziale. Per questo motivo sarebbe sbagliato scrivere sempre doppia la R: la R di "aviri" è diversa dalla R di "càrricu", rispettivamente [aˈviːɾɪ] e [ˈkaʐʐɪkʊ]