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italienska (centrala dialekter)
Originaltext
Picchio
Lu’ faceva l’ operaio al lanificio d’ Pont’felcino;
per ott’ ore al giorno steva archiuso dentr’ al magazzino,
con mezz’ ora d’ riposo per fermè la languigione,
pu’ s’ armetteva al lavoro, aspettanno la pensione.
A le nove d’ la matina, quann’ sonèva la sirena,
lu’ lassèva gi’ ’nnicosa e ’nforchèva la vespina.
Giva dritto da lo spaccio per comprè la qu’lazione
senza scordasse d’ fè mette do’ litrozzi ’nto ’l boccione.
Che i piaceva ’l vino. Che i piaceva ’l vino.
Che i piaceva ’l vino. Che i piaceva ’l vin.
Pu’ arsaltèva come ’n picchio sopra ta la su’ vespina
per ess’ al su’ posto prima ch’ arsonasse la sirena,
che ’n voleva dè ’nt’ l’ occhio quann’ entrèva ’nto ’l portone:
mejo che nissun sapesse che nascondeva ’l boccione.
Lu’ ’l sapeva che tlà dentro c’ era ’na legge cojona
che ’n s’ poteva portè più de mezz’ litro per persona;
ma per lu’ qu’la miseria era ’na goccia ’nto ’l deserto,
cussì quann’ argiva dentro t’neva ’l fiasco ben cuperto.
Sotta ta la giubba. Sotta ta la giubba.
Sotta ta la giubba. Sotta ta la giu’.
Ma quel giorno ’l direttore, che ’l grellèva da ’n bel pezzo,
l’ aspettò giù dal portone, e ’l bloccò propio ’nto ’l mezzo;
«Cos’ avete lì nascosto? Non sapete ch’ è proibito
portà dentro ta sto posto ’l vino più de mezzo litro?»
‹Sì, io ’l so, ma vo’ capite: con mezz’ litro ce fo poco,
c’ ho ’n motore che consuma, ’n basta manco a mette ’n moto.
Pu’ lagiù ’nto ’l magazzino c’ è la polv’re ch’ vola,
ogni tanto ’n goccettino serve pe’ sciacquè la gola.›
Ma quillo ’n capiva. Ma quillo ’n capiva.
Ma quillo ’n capiva. ’N voleva capì.
A ’n cert’ punto i disse «Basta, ’l vostro vino è seguestrato;
pe’ stavolta ’n ve punisco, e ritenet’ve fortunato.
Si sta cosa se ripète, rischiate la sospensione.
Adè basta de discute: consegnat’me ’l boccione.»
‹Fermo là!, nun c’ aprovate, che io ’ncora nun so’ entrèto;
la sirena del rientro miga ’ncora ’n ha sonèto.›
S’ ataccò tal butijone, e lo scolò tutto de ’n fièto
sotta a j’ occhie d’ quil tipo che ’l guardèva stralunèto.
Pu’ je disse ‹Adè io poss’ anche entrè.
’Nto ’l boccione, ’l vino, come v’dete, ’n c’ è.›
Pu’ je disse ‹Adè facet’me passè,
che ’l boccione è voto, vel potet’ anch’ piè.›
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Stefano8 den 2022-05-01
Stefano8 den 2022-05-01 italienska
Översättning
Picchio
Lui faceva l’operaio al lanificio di Ponte Felcino;1
per otto ore al giorno stava chiuso dentro al magazzino,
con mezz’ora di riposo per placare la fame,
poi si rimetteva al lavoro, aspettando la pensione.
Alle nove della mattina, quando suonava la sirena,2
lui mollava tutto e inforcava la vespina.3
Andava dritto allo spaccio per comprare le colazione,
senza scordarsi di far mettere due litrozzi nel bottiglione.
Ché gli piaceva il vino. Ché gli piaceva il vino.
Ché gli piaceva il vino. Ché gli piaceva il vin.
Poi risaltava come un picchio sopra la sua vespina
per essere al suo posto prima che risuonasse la sirena,
ché non voleva dare nell’occhio quando entrava nel portone:
meglio che nessuno sapesse che nascondeva il bottiglione.
Lui lo sapeva che là dentro c’era una legge stupida,
che non si poteva portare più di mezzo litro per persona;
ma per lui quella miseria era una goccia nel deserto,
così quando rientrava teneva il fiasco ben coperto.
Sotto alla giubba. Sotto alla giubba.
Sotto alla giubba. Sotto alla giu’.
Ma quel giorno il direttore, che lo teneva d’occhio da un bel pezzo,4
l’aspettò giù al portone, e lo bloccò proprio nel mezzo;
«Cos’avete lì nascosto? Non sapete ch’è proibito
portare dentro a questo posto più di mezzo litro di vino?»
‹Sì, io lo so, ma voi capite: con mezzo litro ci faccio poco,
ho un motore che consuma, non basta neanche a mettere in moto.
E poi laggiù nel magazzino c’è la polvere che vola,
ogni tanto un goccettino serve per sciacquar la gola.›
Ma quello non capiva. Ma quello non capiva.
Ma quello non capiva. Non voleva capire.
A un certo punto gli disse «Basta, il vostro vino è sequestrato;
per stavolta non vi punisco, e ritenetevi fortunato.
Se questa cosa si ripete, rischiate la sospensione.
Adesso basta discutere: consegnatemi il bottiglione.»
‹Fermo là!, non ci provate, ché io ancora non sono entrato;
la sirena del rientro non ha ancora suonato.›
S’attaccò al bottiglione, e lo scolò tutto d’un fiato
sotto agli occhi di quel tipo che lo guardava stralunato.
Poi gli disse ‹Adesso io posso anche entrare.
Nel bottiglione, il vino, come vedete, non c’è.›
Poi gli disse ‹Adesso fatemi passare,
ché il bottiglione è vuoto, ve lo potete anche prendere.›
- 1. Ponte Felcino è una frazione del comune di Perugia, dove si trova un ex lanificio che risale alla seconda metà dell’Ottocento, e che sorge sulla riva destra del Tevere.
- 2. Evidentemente, l’operaio faceva il turno mattutino, dalle 5:00/6:00 alle 13:00/14:00, e aveva la “pausa pranzo” (o meglio pausa colazione) alle 9:00.
- 3. La Vespa, il popolare scooter creato da Piaggio nel 1946. La “vespina” è probabilmente il modello di potenza minore, con motore 50cm³.
- 4. grellà = spiare, attendere al varco; aspettare la selvaggina stando in agguato.
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Stefano8 den 2022-05-01
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